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	<description>Il blog di Giacomo Gualtierotti aspirante giornalista musicale</description>
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		<title>TM Stevens &#8211; Il piccolo circo itinerante dello &#8216;Shocka Zooloo&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 17:32:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dieci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
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		<description><![CDATA[In genere il circo viene associato a tendoni, clown, giocolieri, animali ammaestrati, comunque ad un intrattenimento sensazionale ed eccessivo. TM Stevens venerdì 27 Aprile ha portato sul palco del teatro di Cecina il suo piccolo grande circo musicale “Shocka Zooloo” per una sera. Il bassista già al fianco di miti come Steve Vai, Cindy Lauper, Little Steven, Tina Turner, Billy Joel e Joe Cocker arriva...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="8" height="250" width="157" vspace="8" border="0" align="left" alt="TM STEVENS" src="http://www.10persempre.com/blog/wp-content/uploads/image/tm_stevens_1.jpg" /> In genere il circo viene associato a tendoni, clown, giocolieri, animali ammaestrati, comunque ad un intrattenimento sensazionale ed eccessivo. TM Stevens venerd&igrave; 27 Aprile ha portato sul palco del teatro di Cecina il suo piccolo grande circo musicale &ldquo;Shocka Zooloo&rdquo; per una sera. Il bassista gi&agrave; al fianco di miti come Steve Vai, Cindy Lauper, Little Steven, Tina Turner, Billy Joel e Joe Cocker arriva con un ritardo di circa un&#8217;ora dovuto alla lunga preparazione, affiancato dal chitarrista Michael &#8216;Masterblaster&#8217; Barnes e dal batterista TC Tolliver .</p>
<p><span id="more-5"></span></p>
<p>Non ci vuole molto prima che il piccolo pubblico si dimentichi del ritardo ed inizi ad ammirare i virtuosismi del trio. Con il primo pezzo fanno capire di essere bravi, con il secondo (anticipato dalla citazione del riff di Kashmir dei Led Zeppelin) fanno capire di essere simpatici.  Al terzo hanno gi&agrave; raccolto il pubblico sotto il palco, fisicamente schiodato dalle sedie, per farlo interagire, cantare, partecipare. La musica che TM propone, definita come Heavy Metal Funk, ha tutte le influenze ritmiche della musica roots nera e la ruvidezza e la tecnica della musica bianca pi&ugrave; dura.  C&#8217;&egrave; lungo spazio per l&#8217;improvvisazione e il funambolismo personale, con momenti di assolo individuali di tutti e tre i musicisti. Lo &ldquo;Shocka Zooloo&rdquo; si mette a suonare immerso nel pubblico, chiama tutti i suoi &ldquo;friends and not fans&rdquo; a raccolta, si compiace che quasi tutto il suo pubblico sia formato da musicisti o presunti tali, si distacca dallo starsystem dei divi del rock e di MTV.  <img hspace="8" height="250" width="167" vspace="8" border="0" align="left" alt="TM STEVENS" src="http://www.10persempre.com/blog/wp-content/uploads/image/tm_stevens_2.jpg" />Si lascia andare a diversi siparietti, far i quali il pi&ugrave; gustoso &egrave; un duetto con un piccolo &ldquo;collega&rdquo; bassista di 10 anni che stupisce anche lo stesso Stevens per la sua abilit&agrave;, dandogli lo spunto per dichiarare la sua avversione alla giovent&ugrave; cresciuta da computer, videogiochi e televisioni. La band pitturata &egrave; fatta da persone ancora appassionate del loro lavoro, che non si demoralizzano a suonare davanti ad un piccolo pubblico e dopo il concerto rimangono a promuovere i loro stessi dischi interagendo direttamente con gli spettatori. Una bella lezione di umilt&agrave; da parte di ottimi musicisti e divertentissimi professionisti.</p>
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		<title>White album</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 17:13:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dieci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aneddoti]]></category>
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		<description><![CDATA[Forse non molti sanno che la canzone While My Guitar Gently Weaps, una delle più belle scritte dal compianto Geoge Harrison non piaceva molto agli altri componenti dei Fab Four che strimpellavano senza impegno&#8230; finchè come chitarra aggiuntiva non si presentò Eric Clapton (che a quei tempi ricopriva la carica di Dio&#8230;) provocando un grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse non molti sanno che la canzone While My Guitar Gently Weaps, una delle più belle scritte dal compianto Geoge Harrison non piaceva molto agli altri componenti dei Fab Four che strimpellavano senza impegno&#8230; finchè come chitarra aggiuntiva non si presentò Eric Clapton (che a quei tempi ricopriva la carica di Dio&#8230;) provocando un grande impegno da parte di tutti!!</p>
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		<title>Me &amp; Mr Reed (un resoconto poco giornalistico)</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 17:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dieci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[lou reed]]></category>
		<category><![CDATA[master giornalismo musicale]]></category>
		<category><![CDATA[velvet underground]]></category>

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		<description><![CDATA[Fare un Master in giornalismo musicale a Milano dà quelle possibilità che in provincia mi sono sempre mancate. Finalmente ho toccato in qualche caso con mano quella realtà della quale ho sempre letto sulle riviste e visto qualche faccia che avevo visto solo sulle facciate dei miei dischi. Sia chiaro, una ventina di concerti significativi me la sono già goduta nella mia breve carriera di rocker, ma sono uno di quelli che si mette vicino al mixer dove si sente meglio e non a bordo palco dove si vede di che colore sono le scarpe del chitarrista.
Ci sono però dei personaggi che mi hanno sempre protetto dalle copertine e fra questi uno dei più grandi era Lou Reed. Trovai Transformer nel garage, in quella grandissima miniera...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fare un Master in giornalismo musicale a Milano dà quelle possibilità che in provincia mi sono sempre mancate. Finalmente ho toccato in qualche caso con mano quella realtà della quale ho sempre letto sulle riviste e visto qualche faccia che avevo visto solo sulle facciate dei miei dischi. Sia chiaro, una ventina di concerti significativi me la sono già goduta nella mia breve carriera di rocker, ma sono uno di quelli che si mette vicino al mixer dove si sente meglio e non a bordo palco dove si vede di che colore sono le scarpe del chitarrista.<br />
Ci sono però dei personaggi che mi hanno sempre protetto dalle copertine e fra questi uno dei più grandi era Lou Reed. Trovai Transformer nel garage, in quella grandissima miniera che per me sarebbe diventata la collezione di musicassette prima e di cd poi di mio zio.<span id="more-4"></span><br />
Quando mi hanno detto che ci sarebbe stata la possibilità di vedere quel signore&#8230; non ho potuto farne a meno, in vacca il possibile professionista, abbandonata l&#8217;oggettività. Almeno un&#8217;ora e mezza di fila in mezzo a fan con i miei compagni corsisti che abbandonavano l&#8217;impresa uno ad uno, tranne che per altri due intrepidi. L&#8217;evento era la mostra di foto che l&#8217;ex leader dei Velvet Underground presentava qui a Milano, sul tema non originalissimo, ma pur sempre foriero di nuovi spunti, della città di New York. Sono riuscito ad entrare spingendo e resistendo alla calca, dopo essere stati bombardati dalla “sciura” del primo piano con una letale raffica di liscio (sì, esatto il genere musicale, proprio mentre aspettavo di incontrare uno dei mostri del rock) e sopportando quella innata carica di simpatia che hanno i buttafuori e mi sono ritrovato davanti ad un&#8217;altra fila&#8230; Mi sono reso subito conto che non ero l&#8217;unico a cui fregava poco o nulla delle foto di Mr. Reed. Quelli con cui mi sentivo più in sintonia erano quei matti che avevano portato un bel vinile con la banana di Warhol da firmare, oppure un libro di testi, una foto del Lou musicista. Arricchivano la schiera quegli odiosi personaggi che erano lì solo per “l&#8217;happening”, qualche giornalista musicale vero (anche loro come me entusiasti delle foto come una bufala che guarda un mappamondo) e dei ragazzi più gasati del prosecco gratis che della situazione. Ho dato un&#8217;occhiata alle foto&#8230; a parte poche eccezioni ho pensato “Bé&#8230; meglio se continua a fare musica”, ma il mio parere in fatto di foto è comunque frutto dell&#8217;ignoranza e mi sembra giusto ammetterlo. Mentre stoico mi sorbivo la seconda fila (ho mancato la foto col mito per qualche secondo&#8230;) mi trovo alla scelta&#8230; vista la situazione facciamoci firmare qualcosa. Non ho mai amato gli autografi, li trovo stupidi. Però ho aperto lo zaino, ho visto il DVD dei Classic Albums di Transformer e mi sono ricordato di aver quasi pianto quando ho scoperto (e imparato a fare) il riff di basso di Walk On The Wild Side. Ok era un buon ricordo, poi mi è saltato in mano il Moleskine&#8230; Lì dentro ci sono buona parte dei miei pensieri, un paio di cose imbarazzanti anche da rileggere, un po&#8217; di cose scritte bene, due o tre liste di persone con cui organizzare jam sessions, alcuni accordi di potenziali cover o pezzi nuovi ed alcuni degli appunti del corso. L&#8217;ho aperto e l&#8217;ho fatto firmare a Lou Reed. Lui ha scarabocchiato per la trecentesima volta le sue iniziali per quella sera. Nella totale incapacità di dire qualcosa di intelligente ho detto “Thank you Mr. Reed”. Lui mi ha guardato in faccia. Sembrava una tartaruga dei cartoni animati, ha accennato un rugosissimo sorriso guardandomi negli occhi e mi sono venute in mente alcune cose. La prima: questo incontro con la musica c&#8217;entrava solo perchè lo volevo io. La seconda: ma quanto è vecchio&#8230; e soprattutto come avrà fatto a sopravvivere a tutta l&#8217;eroina che si è fatto? La terza: mi sa che in pochi lo hanno ringraziato per quelle iniziali a pennarello se addirittura mi ha sorriso. La quarta: chissà che palle a stare lì a firmare reliquie per un pomeriggio, anche solo per il fatto che era lì per fare altro che ricordare i vecchi tempi. La quinta: ma perché non fa il musicista dato che gli riesce benino? E poi l&#8217;ultima, la più personale&#8230; speriamo che la firma sul mio taccuino serva per ispirarmi&#8230; alla fine lui qualcosa di niente male l&#8217;ha scritto&#8230;</p>
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